16 Monkey Rock World

di Cloudio


Sale e scende la marea, passato il Songkran è passata la diarrea, ma non c’è nessuna tigre di Mompracem e nessuna perla di Labuan (che in realtà è un’isola paradiso fiscale al largo del Principato di Brunei): Sandakan è nient’altro che il pianeta delle scimmie. Il Borneo non è la campagna del Ferrarese e senz’ombra di dubbio, Marco questo giorno come il Monkey Rock World.

La mia giornata tra i Primati la trascorro, non trangugiando una pinta di Guinness, (il che sarebbe stata indubbiamente un’esperienza imbattibile, da registrare su libro. Anzi, Il libro), bensì assieme a un ragazzo conosciuto il giorno prima all’ostello, prima di essere totalmente catturato dalle grazie della regina Nefertiti. Andy è un fotografo di Palo Alto, alto e secco come un palo, che se dovessi associare a una canzone non potrebbe che essere l’Argentinidad al palo della Bersuit Vergaravat. Y non me venga con cuentos chinos, que el Che, Gardel y Maradonaaaaaaaaaa (il tutto, ovviamente, cantato col tono più alto possibile).

Prima tappa è il Labuk Bay Proboscis Monkeys Sanctuary, nella foresta di mangrovie di Sumawang. Le Proboscis sono tra gli animali più bizzarri e rari del mondo. Vivono in gruppi variabili, dai due fino a cinquanta e più individui, formati da harem composti da un maschio, fino a otto femmine ed i piccoli. Il maschio ha un curioso e improbabile naso a proboscide, che pare sia usato come richiamo sessuale e con cui emette divertenti suoni.

Timidissime, le proboscis non sopravvivono alla cattura, perché cadono in depressione e hanno un sistema di alimentazione e digestione complicatissimo, per cui nessun zoo o circo le ha mai potute ospitare. Si cibano di germogli, foglie e semi che si trovano solo lungo le rive dei grandi fiumi del Borneo: il loro habitat è rappresentato da foreste di mangrovie vicino all’acqua, o alberi vicino a grandi fiumi. Passano la maggior parte del tempo sugli alberi, ma possono nuotare usando il nasone come snorkel!

L’arrivo delle star del santuario è preceduto da due altri tipi di scimmie, i Maroon Leaf o presbiti marrone e i Silver leaf o presbiti mori, che pur essendo più piccole (alte tra i quaranta e i settanta centimetri) non temono l’uomo e vengono a prendersi il cibo direttamente dalle mani delle guide sistemate al nostro fianco nella piattaforma di osservazione. Il momento più divertente è vederle arrivare dalla strada in terra battuta con l’andatura del giocatore di basket che è presentato dallo speaker a inizio partita. Ci manca solo che diano il cinque al pubblico.

Mentre osserviamo e interagiamo da vicino con queste scimmiette dalla lunga coda, con la coda dell’occhio (il nostro occhio, non la coda della scimmia) cerchiamo di individuare le proboscis muoversi furtive tra gli alberi dietro il fiume, a una ventina di metri dalla nostra piattaforma. La guida ci rivela che le proboscis, oltre che l’uomo, temono queste altre scimmiette, per cui non sempre cavalcano il ponte e vengono a prendersi il cibo sotto la nostra pedana, o se lo fanno si fermano solo il tempo strettamente necessario.

Per questo la pedana dove gli si lascia il cibo per nutrirle è a una decina di metri dalla nostra postazione. E mentre si materializza il timore di perderlo, inizia così uno spettacolo indimenticabile: prima le intravediamo in cima agli alberi e poi le osserviamo arrivare in processione, fermarsi per l’arrivo delle altre scimmie, poi attraversare il ponte sul fiume e raggiungere la pedana dove è stato depositato il cibo.

Seguirle attentamente mentre pranzano, nel concerto di suoni e movimenti che questo gruppo di scimmie produce è un’esibizione stupefacente ed esilarante che quasi ti dimentichi di scattare foto, tanto ti coinvolge. Poi cominciano a tuffarsi in acqua a ripetizione, un po’ come fanno i backpacker di Vang Vieng, che passano le giornate alcolizzandosi sulle rive del Mekong, e a questo punto devi trattenerti a fatica per non andare a fargli compagnia.

Quando le proboscis si sono ritirate di nuovo tra gli alberi lasciamo il Sanctuary e ci dirigiamo al Sepilok l’Orang Utan Rehabilitation Centre. L’esperienza sarà un po’ più deludente, in parte perché era difficile reggere il confronto con le fantastiche proboscis, in parte la colpa è mia, che nella mia ignoranza mi ero creato delle false aspettative.

Mi ero illuso infatti di trovarmi faccia a faccia con dei gorilla, invece che con degli orango tanghi, che seppur non in libertà, avevo già osservato a lungo nella gabbia di uno zoo, credo quello di Salvador de Bahia. In parte infine, perché trovandomi in un posto con molti più turisti di quello visitato in mattinata, l’esperienza, comunque assolutamente meritevole, ha logicamente un’atmosfera diversa.

Nel mondo ci sono solo quattro riserve per Orang-Utan; oltre a questa del Sabah, una a Sarawak, sempre in Borneo e due in Indonesia, a Kalimantan e a Sumatra. Con un peso che nei maschi può arrivare a novanta chili, l’Orango è il più grosso animale che vive sugli alberi. Abita le foreste tropicali umide, fino a milleottocento metri di altitudine. Scende raramente sul terreno, e si muove arrampicandosi e spostandosi fra i grandi alberi facendo uso delle sue lunghissime braccia (l’apertura alare può arrivare fino a due metri e venticinque), che arrivano alle caviglie quando l’animale è in posizione eretta.

E’ questa particolarità che rende uno show vederli incedere tra gli alberi, ruotare tra le liane, mangiarsi una banana a testa in giù con consumata padronanza del palco, mentre un centinaio di umani li osserva a pochi metri scattando fotografie. Nonostante l’apparente insensibilità al pubblico che li osserva e all’altra specie di scimmie che viene a prendesi la loro dose di cibo, l’Orango tango è un animale solitario, che vive generalmente da solo o in gruppi molto piccoli, si costruisce un nido nuovo sugli alberi ogni notte e raramente lo usa più di una volta.

Una volta assorbita la delusione di non trovarmi di fronte a dei gorilla (che scoprirò in seguito si trovano solo in una ristretta zona dell’Africa tra Nigeria e Congo) e abituatomi alla massa che si sgomita per cercare una postazione di osservazione privilegiata, anche il rituale di nutrimento di queste scimmie diventa un momento da segnare tra gli highlights della mia permanenza in Borneo.

Il momento più emozionante però accadrà a esibizione ufficialmente conclusa e pubblico già sfollato, quando sulla ringhiera della passerella che porta all’uscita, incrocerò un orango tango venirmi incontro con la stessa andatura e savoir faire di una modella alle sfilate primavera estate di Dolce e Gabbana. Ancora non riesco a perdonarmi per aver cancellato il video di questo incontro ravvicinato, per aver tentato maldestramente di tagliare alcuni secondi di filmato.

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